Antonio Cianci uccise un metronotte a 15 anni e tre carabinieri nel 1979. Dopo quarant’anni di carcere, durante un permesso premio tentò di uccidere un anziano.
Antonio Cianci, originario di Cerignola e cresciuto nel Milanese, è un pluriomicida italiano responsabile di quattro omicidi commessi tra il 1974 e il 1979. La sua storia tornò clamorosamente sulle prime pagine nel 2019, quando, dopo circa quarant’anni di detenzione e durante un permesso premio, rapinò e tentò di uccidere un uomo di 79 anni all’ospedale San Raffaele di Milano.

Antonio Cianci: il primo omicidio a soli 15 anni
Il 17 ottobre 1974, quando aveva appena 15 anni, Cianci incontrò a Segrate Gabriele Mattetti, 29 anni, studente universitario che lavorava come metronotte. Secondo gli atti dell’epoca gli chiese l’ora e poi gli sparò, colpendolo alle spalle e continuando a fare fuoco quando era già a terra. Dopo l’omicidio si impossessò anche di un’arma.
Essendo minorenne, Cianci trascorse alcuni anni in una struttura rieducativa e tornò poi in libertà. Cinque anni dopo si rese responsabile del crimine che avrebbe portato alla condanna definitiva all’ergastolo.
La sera del 9 ottobre 1979, a vent’anni, Cianci viaggiava su una Fiat 500 rubata lungo la strada tra Liscate e Melzo. A un posto di controllo fu fermato dal maresciallo Michele Campagnuolo, dall’appuntato Pietro Lia e dal carabiniere Federico Tempini. Quando i militari verificarono la provenienza dell’auto e i suoi precedenti, Cianci estrasse una pistola calibro 7,65 e aprì il fuoco, uccidendoli tutti e tre.
L’ergastolo e l’aggressione del 2019
Arrestato poco dopo, Cianci inizialmente negò la strage. Fu condannato all’ergastolo in primo grado; nel processo d’appello del 1983 inviò una lettera ai giudici nella quale confessò il triplice omicidio. La pena venne successivamente confermata anche in Cassazione.
Dopo decenni di detenzione, il 9 novembre 2019 ottenne un permesso premio di 12 ore dal carcere di Bollate. Al San Raffaele si camuffò da operatore sanitario, rapinò un uomo di 79 anni e gli sferrò un colpo di taglierino alla gola, arrivando vicino ai principali vasi sanguigni. La vittima sopravvisse. Cianci fu arrestato poco dopo.
Il 18 giugno 2020 venne condannato con rito abbreviato ad altri 9 anni e 4 mesi per rapina e tentato omicidio. Il caso provocò forti polemiche sulla concessione del permesso premio, perché le relazioni carcerarie avevano descritto Cianci come protagonista di un percorso positivo e non più socialmente pericoloso.